Biodanza per persone con disagio mentale, l’esperienza del CPS di Rovato

A cura di Marcelo Mur, pubblicato su Arte del Vivere n. 11/2009

Per molti, il disagio psichico che affligge certe persone è ancora oggi una situazione difficile da accettare, soprattutto quando non si riescono a superare certi pregiudizi. Si pensa che la persona disagiata abbia un’esistenza priva di senso, che sia pericolosa per gli altri e possa risucchiare nel suo mondo folle chi le è attorno. Fortunatamente però, da qualche tempo viviamo un cambio di rotta. I cosiddetti ‘malati’ di mente vengono trattati ora come ‘persone’. Perché colui che soffre di un disagio psichico non è né un alieno né un incapace ma è, come tutti noi, una persona, portatore di un valore intrinseco, oltre che di proprie abilità che attendono di potersi esprimere e di potersi sviluppare attraverso un aiuto professionale.

Si tratta di attuare una riabilitazione capace di includere tutte le dimensioni della persona disagiata: corporea, psichica, sociale e ambientale. Questo comporta una vera e propria riabilitazione esistenziale volta a promuovere il benessere della persona e la qualità della vita. Una disciplina capace di abbracciare tutti questi aspetti è la Biodanza, creata negli anni ‘60 dal prof. Rolando Toro, il quale la definisce un sistema di integrazione umana che consente a ciascun individuo di riscattare l’unità psicofisica, di percepire nell’altro un proprio simile, e di riconoscersi parte dell’ambiente.

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